In mostra “Il passato nel bicchiere. Il vino nell’Antico Egitto”

download (2)L’associazione Mummy Project ha avuto l’idea di realizzare una mostra sul vino nell’antichità e ha incaricato dall’egittologa Sabina Malgora di curare un allestimento considerato che è la conservatrice della sezione egizia del castello del Buonconsiglio di Trento. La mostra allestita nella chiesa di San Domenico, ad Alba, capitale delle Langhe e del Roero, dove il vino la fa da sovrano è archeologica ma anche inedita e innovativa, che vuole studiare il periodo dell’Antico Regno dell’Egitto a partire dal 2686 a.C per arrivare fino all’Epoca Romana attraverso le mille sfaccettature del vino.
Storia e vino che si accompagnano e si legano tra di loro approfondendo il tema della coltivazione della vite dell’antico Egitto a quella della Penisola Italica conampia documentazione sulla la vendemmia, la vinificazione, la conservazione in anfora e l’invecchiamento, fino alla mescita del vino nel bicchiere.
Ma non solo vino per il gusto di bere un buon bicchiere, ma anche vino legato all’ambito religioso e funerario con la spiegazione e visualizzazione delle più recenti scoperte come la tomba TT290 di Irynefer della necropoli del villaggio degli operai, che costruirono le tombe della valle dei Re e delle Regine, Deir el Medina. La tomba è stata ricostruita in scala. Viene anche presentata tramite pannelli fotografici in 3D una mummia di Epoca Tarda che va dal 650 a.C. al 332 a.C. con il suo sarcofago, che sono conservati al Museo Civico di Merano.
La mostra raccoglie anche circa 50 reperti interessanti con molte anfore e parecchio vasellame in terracotta che risalgono al VI-VII secolo d.C. e al I-III secolo d.C. Le anfore sono internamente impermeabilizzate per contenere e conservare il vino.

A Roma 60 capolavori del Musée d’Orsay

ORSAY_2014_560Sono a Roma i bellissimi capolavori già esposti a Parigi nel mitico Musée d’Orsay: Renoir, Van Gogh, Manet, una fantastica mostra allestita al Complesso del Vittoriano di Roma. Inaugurata il 22 febbraio resterà aperta fino all’8 giugno. La mostra è stata. Curata da Guy Cogeval e Xavier Rey e realizzata da Comunicare Organizzando, presenta più di 60 pezzi straordinari grazie al museo parigino dove gli impressionisti trovarono una degnissima sede ideata dall’architetto Gae Aulenti che è stata un genio per i suoi allestimenti museali, tra cui Palazzo Grassi a Venezia, il Centre Pompidou a Parigi, Museo d’arte catalana di Barcellona.
Il titolo della mostra è: La mostra Musée d’Orsay. Capolavori, ripercorre l’evolversi della pittura dal pre impressionismo all’impressionismo, degli anni 1848 al 1914 con le opere di Manet, Monet, Van Gogh, Degas, Renoir, Matisse, Pissarro, Sisley, Corot, Seurat, ed è suddivisa in cinque Il sezioni:
La prima sezione si incentra sull’arte contemporanea del 1860-70 con il realismo di Cabanel, Bouguereau, Henner e di Coubert e viene confrontata direttamente con l’emergente arte realista, al tempo disprezzata.
La seconda sezione offre i paesaggi della Scuola di Barbizon e gli studi sulle qualità atmosferiche e della luce che portarono all’impressionismo.

Da Munch a De Chirico: “L’ossesesione Nordica” in mostra a Rovigo

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A cavallo tra Ottocento e Novecento nasce a Venezia la biennale d’arte, e già dalle primissime edizioni sbarca sulla laguna l’arte rivoluzionaria degli artisti nordici di quell’epoca. Munch, Böcklin, Klimt, Holder, Klinger, Khnopff sono solo alcuni dei nomi di quei pittori, scandinavi, baltici tedeschi, insomma “nordici”, che travolsero il palcoscenico della biennale con una pittura totalmente nuova piena di potenza e fascino. E gli artisti italiani ne rimaseero sicuramente colpiti ed ammaliati, la loro pittura influenzata, tanto da far parlare il critico d’arte Vittorio Pica di “ossessione nordica”.

La mostra di Rovigo che sarà ospitata fino al 22 giugno a Palazzo Rovella, vuole sottolineare come siano stati importanti questi artisti e le loro opere sull’evoluzione successiva di parte della pittura italiana.

De Chirico sicuramente è stato influenzato dalle fantasmagorie di Böcklin e dal pathos dei quadri di Munch, la malinconia dei ritratti di quest’ultimo è riscontrabile nei personaggi ritratti da Felice Casorati.

Ma, cosa che la mostra sottolinea con convinzione, l’influenza del nord arriva sul panorama italiano (ed europeo) non solo dalla e nella pittura. In quegli anni una cultura totalmente innovativa e stimolante soffia su tutta l’Europa dal Nord, sono gli anni di Nietzsche e Burkahrdt in filosofia, di Wagner in musica e di Hoffmansthal in letteratura.

SEDE E ORARI
Palazzo Roverella
Rovigo, Via Laurenti 8/10
Feriali 9.00-19.00
Sabato e festivi 9.00-20.00
Chiuso i lunedì non festivi

La ragazza con l’orecchino di perla è a Bologna

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La ragazza con l’orecchino di perla è arrivata in Italia, è esposta a Bologna presso Palazzo Fava, dall’8 al 25 maggio assieme ad altre 36 opere del 600 olandese. Il titolo della mostra è infatti “Il mito della Golden Age – Da Vermeer a Rembrandt, Capolavori dal Mauritshuis”.

Il quadro è dell’artista fiammingo Vermeer ed è arrivato dopo un tour in Giappone e negli Stati Uniti. E da a Bologna la visione del quadro sarà accompagnata all’ascolto tramite postazioni audio con le quali sarà possibile ascoltare l’interpretazione di Isabella Ragonese del libro. La ragazza con l’orecchino di perla si chiamava in origine La ragazza con il turbante, ma poi la lucentezza che si espandeva da quella meravigliosa perla orientale che portava all’orecchio cambiò il nome dell’opera nel XX secolo. È uno dei più famosi quadri di Jan Vermeer, dipinto fra il 1665 ed il 1666 , è un olio su tela, misura 44,5 × 39 cm ed è conservato al Mauritshuis dell’Aia.

Il Liberty in mostra a Forlì dal 1° Febbraio

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Di mostre sul Liberty italiano ne sono state fatte molte negli ultimi anni, ma la mostra proposta al Complesso monumentale di San Domenico dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì è unica nel suo genere e per completezza. Questa mostra infatti valorizza il Liberty italiano mettendolo da una parte in connessione con la scena internazionale (l’Art Nouveau francese, il secessionismo viennese, il Modernismo Spagnolo e così via), ma dall’altra legandolo in maniera strettissima con il territorio locale.

La mostra infatti esce letteralmente fuori dal complesso e rimanda esplicitamente a tutti quei piccoli capolavori Liberty disseminati per Forlì, come ad esempio l’ex caffè ristorante Alla Vittoria e il villino Soprani, e per tutta la Romagna.

Troppo spesso relegato ad arte decorativa il Liberty è invece uno stile importante che ha investito ad ampio raggio i campi più disparati (pittura, architettura, decorazione di interni, gioielleria, eccetera). Il Liberty nasce come necessità di un’affermazione estetica dinnanzi ai prodotti della produzione in serie, creazioni meccaniche e spesso esteticamente carenti. Il Liberty spesso assume caratteri di ribellione e innovazione, ma tiene sempre lo sguardo fisso sulla tradizioni richiamandosi a stilemi appartenenti al passato. Il sogno di far rivivere i fasti culturali del passato si manifesta attraverso una elaborazione di elementi rinascimentali e Botticelliani, ma non si trasforma mai in passatismo: il Liberty fa grande uso di nuove tecniche, materiali, figure, non limitandosi a una riproduzione del passato, ma ponendosi come nuova declinazione innovativa.

Nella mostra troviamo tecniche ed opere di diverso genere: così come il Liberty è riuscito a sconfinare in tantissimi campi anche qui potrete trovare esposti manifesti pubblicitari, gioielli, quadri, ceramiche, mobili, e persino i vestiti di Eleonora Duse.